Quanto dura una psicoterapia?

Il modello di psicoterapia che proponiamo presso il nostro studio è un intervento psicoterapeutico ad orientamento cognitivo comportamentale (e quindi non psicofarmacologico) che si integra sia a tecniche focalizzate alla rielaborazione degli eventi traumatici e stressanti (EMDR, Flash Technique, MEMI etc.) sia all’utilizzo di neurotecnologie all’avanguardia (Neurofeedback, Biofeedback, Stimolazione Magnetica Transcranica e Fotobiomodulazione).

L’esatta durata di ogni terapia è soggettiva e varia a seconda delle situazioni e delle richieste specifiche dei nostri clienti.

A grandi linee, tale metodo prevede che nei primi 4/5 colloqui iniziali dovrà essere formulata una diagnosi dettagliata in cui saranno somministrati dei test psicodiagnostici e sarà esplorata la storia di vita.

Successivamente, dopo aver inquadrato dettagliatamente il problema, i primi cambiamenti si verificheranno già a partire dalle prime sedute del trattamento in relazione agli obiettivi concordati.

Nelle prime fasi del trattamento, le sedute possono essere sia a cadenza settimanale sia quindicinale.

La frequenza delle sedute sarà concordata durante il primo colloquio e si stabilirà con certezza sia in base al tipo di problema presentato sia alle esigenze della persona stessa.

Una volta ottenuto un primo miglioramento della situazione problematica presentata, la frequenza delle sedute viene distanziata per permettere alla persona di sperimentare nella propria vita quotidiana le ritrovate risorse e le nuove capacità di affrontare gli eventi in modo che non si venga a creare una forte dipendenza dallo psicoterapeuta.

Infine, la terapia si conclude solitamente con 3 controlli condotti a distanza di 3 mesi, 6 mesi e 1 anno dalla conclusione della terapia, per verificare il mantenimento dei progressi nel tempo.

La seduta di una psicoterapia integrata dura mediamente un’ora. Tuttavia, può prolungarsi se nella fase della terapia si utilizzano specifici protocolli d’intervento (es. EMDR, Neurofeeback etc.), mantenendo invariato l’onorario del terapeuta.

Infatti, la regola fondamentale seguita dai professionisti del nostro studio è sempre l’estrema flessibilità, guidata sempre però da specifici obiettivi prefissati.

Secondo i controlli effettuati a distanza di 3 mesi, 6 mesi e 1 anno dalla fine della terapia, la presenza di eventuali ricadute è minima poiché si verifica un’estinzione totale del sintomo a cui consegue una migliore qualità della vita della persona.

I risultati delle ricerche effettuate da enti nazionali e internazionali come l’APA (American Psychiatric Association) hanno confermato infatti sia un’elevata efficacia dell’intervento alla fine del trattamento sia il mantenersi di tali risultati nel tempo.

Il nostro modello di psicoterapia è un intervento di tipo psicoterapeutico e di base non prevede l’utilizzo di psicofarmaci.

Tuttavia, se il paziente arrivasse in terapia con una cura farmacologica in corso, si suggerisce di proseguire la psicofarmacoterapia seguendo le indicazioni del proprio medico curante (medico di famiglia, psichiatra, neuropsichiatra o neurologo). Infine, sarà dovere dello psicoterapeuta, in seguito a consultazione con il farmacologo curante, rendere in grado il paziente di ridurre gradualmente l’utilizzo dei farmaci promuovendo le risorse personali, fino ad arrivare ad una completa interruzione della farmacoterapia.

La sospensione della terapia farmacologica avviene generalmente per tutte le forme di ansia generalizzata, attacchi di panico, disturbo ossessivo compulsivo, depressione maggiore, ipocondria, agorafobia, fobie specifiche e disturbi alimentari.

Fanno eccezione a questa regola rari casi, solitamente disturbi psicotici o disturbi bipolari, in cui il terapeuta può ritenere utile una terapia di tipo integrato e ricorrere quindi alla continua collaborazione con il farmacologo. Infatti in questi casi lo psicoterapeuta, in accordo con il paziente, richiede al collega medico un supporto farmacologico che permetta di ottimizzare l’efficacia e l’efficienza dell’intervento psicoterapeutico.

Molto spesso le persone che presentano determinati tipi di problemi, come disturbi di personalità o particolari difficoltà relazionali, rifiutano di rivolgersi ad uno psicoterapeuta o appaiono estremamente resistenti a qualsiasi tipo di intervento. In questi casi la famiglia, se adeguatamente indirizzata, può svolgere un ruolo fondamentale e determinante nel trattamento del disturbo. In queste situazioni il terapeuta cognitivo comportamentale è solito fare un primo incontro con i familiari o con altre persone che sono vicine a colui che manifesta il problema e valutare con loro cosa sia possibile fare per intervenire.

Lo psicoterapeuta potrà quindi dare indicazioni su come cercare di coinvolgere il “portatore del disturbo” nella terapia, oppure dare indicazioni concrete ai familiari su come comportarsi relativamente alla persona e al disturbo in questione, ricorrendo così ad una forma di terapia indiretta. In seguito a questo intervento può capitare che il “paziente designato” decida di entrare in terapia in un secondo momento. Negli altri casi la terapia procede solo in maniera indiretta.

Il nostro modello di psicoterapia integrata si occupa non solo di eliminare i sintomi (es. attacchi di panico, ossessioni o basso tono dell’umore) e i comportamenti disfunzionali per i quali la persona è venuta in terapia ma produce anche il cambiamento delle modalità attraverso cui la persona si relaziona con sé e gli altri.

Questa forma di psicoterapia non rappresenta quindi una terapia puramente sintomatica ed è proprio per questo motivo che, una volta risolto il problema portato in terapia, non si sviluppano sintomi sostitutivi.