21 Giugno 2026 in MEMI

Non era una famiglia. Era un sistema costruito per proteggere la sua immagine.

 

10 dinamiche che chi è cresciuto con una madre con tratti narcisistici riconoscerà — e perché il corpo continua a “ricordarle” molto tempo dopo.

Crescere con una madre con tratti narcisistici non è “avere avuto un’infanzia difficile”. È aver vissuto dentro un sistema, con regole non scritte ma riconoscibilissime per chi le ha vissute.

1. La famiglia diventa un sistema chiuso.

Tutto gira intorno ai suoi umori. Quando lei sta male, stanno tutti male. Quando lei sta bene, tutti sospirano di sollievo.

2. Ogni figlio riceve un ruolo.

Non lo sceglie. Le viene assegnato: il prediletto, il capro espiatorio, l’invisibile. Funzionali a lei, non a se stessi.

3. Si crea triangolazione.

Ti usa contro tuo padre, contro tuo fratello. Ti rivela “segreti”. Ti chiede di scegliere da che parte stare — sempre dalla sua.

4. Il capro espiatorio diventa il “paziente designato”.

Tutto quello che non funziona nel sistema viene scaricato su di lui. Non perché abbia fatto qualcosa, ma perché qualcuno deve portare il peso che lei non vuole guardare.

5. Parte la “smear campaign”.

Se uno dei figli inizia a vedere, lei lo dipinge come “instabile”, “ingrato”, “cambiato” — con i parenti, gli amici, chiunque ascolti. La sua narrazione gira prima della tua.

6. I parenti diventano scimmie urlatrici.

Zii, nonni, cugini che ti chiamano per “ricomporre”, che difendono lei, che ti dicono “ma è tua madre”. Fanno il lavoro suo senza accorgersene.

7. Le tue emozioni vengono usate contro di te.

La tua rabbia diventa la tua instabilità. La tua tristezza, la tua debolezza. Le tue reazioni, la prova che il problema sei tu.

8. Non sei mai stato davvero rispecchiato.

Crescere lì significa non essere mai stato visto per chi sei. Solo per quello che producevi, sopportavi, accomodavi.

9. Il padre sparisce o collabora.

Si rifugia nel lavoro, nel silenzio, nell’alcol. Oppure diventa il suo braccio operativo. In entrambi i casi, resti senza protezione.

10. Chi si ribella diventa il nemico.

Mai chi ha causato il danno. Per anni continuerai a difenderti da un’accusa che non hai mai capito di aver ricevuto: quella di essere il problema.

Non era una famiglia. Era un sistema costruito per proteggere la sua immagine.

Cosa succede nel corpo e nel cervello dopo anni così?

Il sistema nervoso impara a restare in allerta. Si forma una rete di memoria implicita fatta di ipervigilanza verso il giudizio altrui, difficoltà a fidarsi del proprio vissuto emotivo, senso cronico di colpa per bisogni legittimi. Il cervello continua a rispondere come se la minaccia — l’accusa di essere “il problema” — fosse ancora presente.

Con la MEMI (Multichannel Eye Movement Integration) lavoriamo proprio su questo: aiutiamo il sistema nervoso a disattivare quella rete di memoria, integrando l’esperienza invece di continuare a difendersi da un’accusa mai davvero compresa.

Non si tratta di “elaborare a parole” quello che è successo. Si tratta di permettere al cervello di registrare, finalmente, che quel sistema è finito — e che chi ne è uscito non era, e non è, il problema.

🎓 Formiamo psicologi, psicoterapeuti e psichiatri nel protocollo MEMI: il prossimo corso di Livello I si terrà il 24-25 ottobre 2026, online su Zoom.

Per informazioni: info@studiomindlab.it

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